VIAGGIO ERMETICO

Come il mitico viaggiatore volante, mi aggiro su questo pianeta tra fumetti, risate con gli amici ed atrocità quotidiane: sì, ma quanti siamo? Ma soprattutto: dove andiamo? (E chi lo paga il fiorino?)

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mercoledì, 05 novembre 2008

fuffa
FRASI CELEBRI

- La vita è come una grande torta di merda : più siamo a dividercela e meglio è.

- A caval donato non si sputa in bocca.

- Di questi tempi è dura essere padre : pianti dei figli e crescono degli stronzi.

- Operatrice sprovveduta del call center (frase vera):
  "Come dice? Lei è il signor Giampongo da Cruppamontana?? "

- Mamma anziana telefona al figlio, allevatore di ragni esotici, preoccupata per un eccesso di umidità che    annebbia le pareti della teca :
 "Presto, corri a vedere: i tuoi ragni stanno sudando come delle bestie!! "
(frase vera: in realtà il figlio aveva inumidito da poco il terrario con uno spray)

- Tutti sono bravi a fare i finocchi con il culo degli altri.

- Tecnico di un'azienda di materie plastiche parla con il collega durante la pausa pranzo:
  " Questa schifezza che abbiamo mangiato si sta espandendo nel mio stomaco"
  "Non ti preoccupare : dopo vai in bagno e con una bella estrusione ti passa tutto"
(frase vera : sentita oggi al fast food)

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Mettiamola così : le cose continuano ad andare da schifo, ma almeno lo spirito si mantiene alto.
(Non altrettanto il fisico).

Ciao a tutti.

dagli appunti di viaggio di HARZAK 20:34 | commenti (1)
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sabato, 26 luglio 2008


SABATO

Sono seduto davanti al mio circolo, il sabato pomeriggio, a bermi una birra e a fumare una sigaretta in perfetta solitudine prima di riprendere il lavoro; gli altri avventori invece sono tutti dentro a godersi l'aria condizionata, alla faccia di questo fine settimana piuttosto afoso, affacendati come da manuale a giocare alle carte, leggere attentamente il giornale e via cazzeggiando.

Per quello che mi riguarda, la massa di problemi che mi sta opprimendo ha ormai superato abbondantemente il livello di guardia ed in questo momento mi ha portato a svalicare il punto di umana sopportazione; ora mi trovo in una sorta di limbo metafisico in cui non riesco più a rendermi conto esattamente della mia reale situazione e di come stia esagerando con i ritmi ed i tempi che dedico ai miei impegni lavorativi.

Quindi, per una manciata di minuti, mi sto estraniando dal contesto, concentrandomi sulla forma del posacenere in plastica gialla che ho davanti e su cui ho spento distrattamente la sigaretta: valuto attentamente i suoi pregi e difetti di progettazione, considerando pignolescamente alcune piccole modifiche che ne renderebbero l'utilizzo ancora più ottimale di quanto non lo sia già.

Poi, avendo ormai sviscerato sufficientemente l'argomento, alzo gli occhi ed osservo attentamente le acacie al di là della strada, mosse dolcemente dal caldo vento di sud-ovest che da alcuni giorni ha sostituito quello più fresco proveniente da nord : il muro di verde è più o meno uguale a quello che c'era 30 anni fa, quando, io  ancora ragazzetto, fungeva da riparo per le adunate clandestine con i miei coetanei, iniziatiche al consumo di gruppo del tabacco e all'accurato studio dei giornaletti porno (ravanati qua e la dagli amici più grandi).

Un velo di malinconia mi avvolge lentamente distogliendomi dalle mie pratiche auto-ipnotiche, e la realtà, benchè riferita ad un passato ormai remoto, si rifà avanti rompendo l'illusorio attimo di straniazione.

Come se non bastasse, arriva una macchina e parcheggia proprio di fronte a me: è un piccolo pulmino bianco e la siepe che circonda i tavolini mi impedisce di vedere chi c'è dentro.

Indolente e curioso come tutti quelli che cincischiano il sabato pomeriggio davanti ai bar, mi sporgo leggermente per capire chi sta arrivando : è una ragazza sui trentacinque anni che conosco di vista ed il pulmino da cui sta scendendo è attrezzato per il trasporto degli andicappati.

Dal portellone posteriore, grazie ad una piattaforma mobile, ne fa discendere due bambini in carrozzella, entrambi con gli arti rattrappiti e la testina abbandonata all'indietro; hanno gli occhi stralunati ed ogni tanto emettono dei suoni disarticolati.

Mi tornano in mente i racconti sentiti in famiglia su questa ragazza dai capelli rossi, un tempo brillante e piena di vita ed oggi madre di due gemelli gravemente menomati; le discussioni vertevano principalmente sul padre dei bambini che, in un maldestro tentativo di sollevarsi dalla disastrosa situazione familiare in cui si era venuto a trovare, pare non avesse trovato di meglio che fare da corriere per dei trafficanti di droga : naturalmente subito arrestato all'arrivo in aeroporto con la valigetta piena di polverina bianca.

Non so dire se la storia stia esattamente così o se sia il frutto ingigantito dei pettegolezzi di paese, fattostà che i miei pensieri hanno preso di nuovo un'altra direzione in un ambito ben più crudo e reale di quelli precedenti, lasciandomi interdetto; mi alzo, pago e mi avvio all'automobile con una bottiglietta d'acqua fresca in tasca senza sapere più cosa pensare e con l'unica voglia di rituffarmi nel mio delirio tecnico-finanziario.

La grande fabbrica deserta mi accoglie come sempre, assolutamente indifferente ad ogni mio stato d'animo; sempre lì, pronta a succhiarmi tempo, energia e vita.

Chatto brevemente con il mio figliolo più piccolo che, da casa, mi implora di portarlo al cinema, questa sera, a vedere un bel film di fantascienza : accondiscendo senza farmi pregare troppo e poi mi metto a scrivere questo breve diario, inutile completamento di un sabato pomeriggio affollato di inutili pensieri.

Ho ancora un paio d'ore per sistemare un po' delle mie cose, ma adesso, mentre mi accingo a chiudere il post, un altro pensiero emerge dalla mia mente inquieta : non è assolutamente vero che ognuno ha quello che si merita, ora ne sono certo.

Beh, meditateci sopra un po' anche voi, che io adesso ho da fare.

A rileggerci nonsisaquando.

Nella foto : Harzak avvolto nei suoi pensieri.

dagli appunti di viaggio di HARZAK 18:41 | commenti (1)
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sabato, 26 gennaio 2008

vietatofumare
RICOMINCIARE

Due fumatori davanti un bar : fa un freddo micidiale.

F1 : BRRRRRR...
F2 : Scusa, ma tu non avevi smesso?
F1 : Si, circa 15 anni fa; ma ora ho ricominciato.
F2 : Sei proprio scemo! E quante ne fumi adesso?
F1 : Più di due pacchetti : sai, debbo recuperare.
F2 : Mmmmh, sei la prova vivente che smettere non conviene.
F1 : Giusto. Ne fumiamo un'altra?

dagli appunti di viaggio di HARZAK 20:20 | commenti (5)
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sabato, 22 settembre 2007


SOLO

E' una cosa normale trovarsi soli nei momenti più difficili.

L'imprenditore, il responsabile, l'uomo di punta, "sa" che nel momento delle decisioni difficili e delle valanghe di merda si ritroverà solo.

Meno normale è non sentirsi orgogliosi ed appagati quando passa la burrasca e le cose si sistemano.

Questa è la mia attuale situazione : essere passato tra le fiamme rigeneranti del mio piccolo inferno personale e, essendo ormai quasi alla fine del tunnel, non riuscire a godere delle meritatissime soddisfazioni che si profilano all'orizzonte.

Ho sofferto come un cane, sorvolando su imperativi morali e reali difficoltà pratiche; ho tirato la carretta disperatamente, lavorando dalle 10 alle 15 ore al giorno; ho stressato l'azienda, la famiglia ed il mio stesso corpo (tra l'altro ho ripreso a fumare come un forsennato dopo quasi 15 anni); mi sono piegato davanti a situazioni insostenibili, violentando i miei principi e rischiando l'osso del collo quasi con cadenza giornaliera, ed ora, che il cielo si rischiara e le prospettive future tornano ad essere umanamente sostenibili, se non addirittura pienamente appaganti, mi ritrovo a sentire un vuoto pneumatico dentro.

Ho come la sensazione che tutto ciò sia sbagliato e che non ne valesse assolutamente la pena.

Come a dire: tutta questa fatica per diventare finalmente normale.

Ma non ero io quello che aborriva i borghesucci con il loro conto in banca, i loro vestiti trendy e la loro vita monotona ed insulsa?

Non che corra realmente questo pericolo, intendiamoci! Sono lontano anni luce da un lavoro tranquillo di 8 ore al giorno, avere soldi che mi avanzano e ferie canoniche nei posti e nei tempi che si convengono ad un bravo appartenente alla classe media standard.

Per me la normalità significa non dovermi alzare, la notte, in preda ad oscuri presentimenti di rovina ed andare nella camera dei bambini a vederli dormire serenamente, cercando di assorbire nuova energia e stimoli dalla paura di immaginarli in un futuro non lontano, in mezzo alle mille avversità che ho dovuto affrontare io alla loro età.

Nonostante tutto ciò, grazie a Dio, stia per finire, mi resta una sottile malinconia per le veglie solitarie e le tristi elucubrazioni, come se le forzate permanenze in fabbrica fino ad ore improponibili non fossero un triste effetto del fallimento di un uomo e di tutte le sue opere, ma invece un crudo ritrovarsi con se stesso di fronte a proprie responsabilità, meriti e sfortune.

Anche ora, sabato pomeriggio, sono qui in fabbrica, solo,  e sto rubando minuti preziosi ad attività vitali per la riuscita dei miei progetti al solo scopo di scrivere queste quattro righe sconclusionate;  ma la mia assenza dalla blogosfera durava da troppo tempo e troppo forte è la voglia di esprimere questa sensazione così coinvolgente.

Adesso mi rituffo nella bagarre a sfornare progetti, ascoltando Mozart ed i Mercanti di Liquore, pensando intensamente a come superare la miriade di problemi che mi aspettano lunedì, con la decisa sensazione che l'uomo, come il mio alter ego volante, alla fin fine, è solo.

Almeno fino a prova contraria.

Nella foto : il nostro eroe decisamente convinto che è meglio soli che male accompagnati.

dagli appunti di viaggio di HARZAK 18:39 | commenti (1)
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sabato, 23 giugno 2007


LUCE

Una lama di luce vivida filtra tra le persiane e colpisce la mensola dello specchio.
Sono le 6 e trenta e stò svolgendo, tra mille perplessità, le solite abluzioni mattutine.
La mensola, laccata bianca, riverbera la luce inondando lo specchio e la mia faccia, grondante d'acqua, di un chiarore fortissimo, in contrasto con la penombra del bagno.
Appoggio le mani sui lati del lavabo ed avvicino il viso allo specchio, osservando con cura particolari del mio viso conosciuti ed inediti : rughe, macchioline della pelle, borse sotto gli occhi, un gonfiore diffuso, la barba incolta e, in buona percentuale, bianca.
Un panorama avvilente, se confrontato con la faccia imberbe del ragazzino che sta nella foto sul comò, abbracciato a mia moglie nel giorno del nostro matrimonio.
Poi mi colpiscono gli occhi, i miei occhi: un raggio di luce attraversa l'iride e li mette in risalto come due gemme preziose in un contesto sbagliato.
Sono sempre verde-azzurri come il mare, identici a quelli del ragazzino nella foto.
Con studiata lentezza continuo a tuffarmi dentro di essi, nuotando in un mare luminoso costellato di ricordi, momenti di vita, lacrime e risa.
La lama di luce si sposta, schivando la mensola e puntando decisamente verso il basso; la magia è finita: nel bagno ora la luce è diffusa e la mia faccia, ormai asciutta, è tornata quella di sempre.
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Mezzora più tardi sono già in bagarre al casello dell'autostrada.
Un signore in mercedes non mi dà la precedenza e mi guarda beffardo dallo specchietto retrovisore : non gli suono neanche e  non riuscirà a rovinarmi la giornata.

Perchè oggi la mia bocca ha una piega meno amara.

dagli appunti di viaggio di HARZAK 18:44 | commenti (5)
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